giovedì, 03 luglio 2008|La strada
Quando sei ad un bivio
e trovi una strada che va in su e una che va in giù,
piglia quella che va in su.
E’ più facile andare in discesa ma alla fine ti trovi in un buco,
a salire c’è speranza
E’ difficile, è un altro modo di vedere le cose.
È una sfida ti tiene all’erta.
Anam
Scritto da ENZOANTO alle 08:49 in: non solo shiatsu
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Buon fine settimana.
Scritto da ENZOANTO alle 10:56 in: non solo shiatsu
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Finirai per trovare la Via,
se prima hai il coraggio di perderti
Anam
Scritto da ENZOANTO alle 08:52 in: non solo shiatsu
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mercoledì, 25 giugno 2008|japa mala

Una strada c’è nella vita.
La cosa buffa è che te ne accorgi solo quando è finita.
Ti volti indietro e dici “oh guarda, c’è un filo”.
Quando vivi non lo vedi il filo, eppure c’è.
Perché tutte le decisioni che prendi,
tutte le scelte che fai sono determinate si crede dal libero arbitrio,
ma anche questa è una balla.
Sono determinate da qualcosa dentro di te
che è innanzitutto il tuo istinto
e poi da qualcosa che gli indiani
chiamano il karma accumulato fino ad ora.
Anam
Scritto da ENZOANTO alle 14:45 in: non solo shiatsu
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martedì, 24 giugno 2008|Coltivare potere personale

"Nessuno può farci male se noi non lo permettiamo": se noi siamo validi alleati di noi stessi, capaci di accoglierci, accettarci e valorizzarci anche nelle nostre vulnerabilità, nessuna "frecciata esterna" ci potrà ferire.
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Il potere, quello vero, non è sugli altri, è su di sé. "Chi vince gli altri ha forza. Chi vince se stesso è forte. Chi conosce la propria misura è ricco", ha lasciato detto Lao Tsé, il leggendario maestro della tradizione taoista. Ma non basta. Il potere, quello vero, non è "sugli altri", ma "con gli altri". E questo vale anche quando parliamo di potere su noi stessi. Abbiamo potere su di noi quando siamo accoglienti e coinvolgenti con tutte le nostre parti, quelle che ci fanno sentire forti e spavaldi e quelle che ci fanno sentire indifesi e vulnerabili. Nessuno di noi è superman, abbiamo tutti accumulato, nella nostra storia, dolcezze e durezze, sicurezze e debolezze.
Esercitare bene il potere su di noi vuol dire non "cacciare giù" i nostri aspetti più sensibili, come se non ci fossero, ma accogliere e accettare anche la nostra fragilità, facendo di necessità virtù e scoprendo la metà piena del bicchiere e il talento specifico di ogni nostra singola parte.
Il buon leader deve saper valorizzare ogni membro della sua squadra ed è quello che prima di tutto possiamo imparare a fare con noi stessi.
Nulla, in noi, è a priori buono o cattivo, giusto o sbagliato. E' la cultura in cui cresciamo che etichetta, per esempio, la sensibilità dell'uomo come debolezza o la determinazione di una donna come inopportuna. E' la cultura che ci dice come dobbiamo essere, cosa in noi è giusto e cosa è sbagliato. Coltivare potere personale vuol dire riappropriarsi della capacità di valutare in prima persona - e non secondo parametri esterni imposti da altri - ciò che per noi va bene e quando. Coltivare potere personale vuol dire riconoscere che ogni medaglia ha due facce: la timidezza insegna ad ascoltare gli altri, la paura a essere prudenti, l'insicurezza a rafforzare gli strumenti di cui si dispone; tanto quanto la presunzione fa allontanare gli altri, l'eccessiva audacia può portare a un fallimento, e l'eccessiva sicurezza in una mancanza di attenzione verso le situazioni esterne. Ogni nostro aspetto ha una metà vuota e una piena del bicchiere; non sono necessariamente i lati forti a essere sempre quelli migliori
Quando riconosciamo le nostre vulnerabilità e ce ne facciamo carico, nessuno potrà ferirci perché saremo già attenti e accoglienti nei confronti di quella parte di noi. Già sapremo "come siamo" e quindi nessuna affermazione dell'esterno potrà incrinare il nostro equilibrio.
Se invece non abbiamo ancora conquistato questa maggior conoscenza e accettazione di noi - quella che si chiama consapevolezza di sé - affermazioni o critiche infertaci da altri ci fanno male perché "mettono il coltello nella piaga", quella piaga che neppure noi stessi vogliamo riconoscere e curare... e allora sì che fa male.
"Tutto parte dalle nostre convinzioni", sottolinea Mike George, maestro spirituale e facilitatore di sviluppo gestionale, che insiste su quanto le convinzioni con cui ci identifichiamo siano poi fatali nelle relazioni con gli altri e con la vita. Quando qualcuno minaccia una delle nostre convinzioni - per esempio "io sono buono", "io sono bravo" o anche semplicemente "io ho ragione", per esempio nell'ambito di una discussione - noi ci sentiamo sotto attacco. Che in realtà non è necessariamente un attacco a noi, ma a una nostra convinzione.
Quando già nel nostro percorso di crescita interiore ci siamo fatti un esame di coscienza e abbiamo scoperto che "sì, è vero, sono buono, ma non proprio in tutte le circostanze", "sì, è vero, sono bravo, ma non sempre e non in tutto", "sì vero ho ragione, ma forse il mio interlocutore ha un altro punto di vista o ha ragioni che io non ho ancora preso in considerazione"... ecco che ogni minaccia a questa mia convinzione iniziale sfonda una porta aperta e quindi non viene vissuta come "attacco".
"Nessuno può farci male senza che noi glielo permettiamo - sottolinea ancora Mike George -. Se credi che venir meno a una scadenza non sia la fine del mondo o del tuo lavoro allora saprai come rilassarti", questo per dimostrare quanto siano le nostre convinzioni a renderci vulnerabili, non i fatti in sé. "Siamo preoccupati delle opinioni che abbiamo delle cose, più che delle cose stesse", affermava il filosofo Epitteto già 2000 anni fa.
Nella misura in cui siamo barricati dietro alla convinzione di "come sono" o "come dovrei essere", ogni affermazione che sembra contraddire questa convinzione la vivrò come un'offesa, come una ferita alla mia integrità. Quando invece apro le porte alla mia integrità - al mio "essere intero" - accogliendo e riconoscendo tutto ciò che sono, luci e ombre, non avrò più fianco indifeso a un attacco perché già conoscerò i miei punti più vulnerabili. E saprò sorriderne.
Paradossalmente, è riconoscendo le nostre vulnerabilità che diventiamo forti. Che diventiamo invulnerabili.
Fonte: Marcella Danon
Scritto da ENZOANTO alle 09:51 in: non solo shiatsu
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giovedì, 19 giugno 2008|Vivere l'energia

Meglio di tante parole, è l'esperienza stessa che permette di comprendere la natura dell'energia vitale, quella che i cinesi chiamano Ci o Qi.
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Immaginate di essere in riva al mare in una giornata di sole di primavera e di socchiudere gli occhi fino a lasciare appena un piccolo spiraglio per guardare i riflessi del sole sulla superficie dell'acqua mossa dal vento. Potrete vedere centinaia, migliaia di piccole "stelline", che sembrano esplodere in un guizzo di gioia a ogni istante, per poi ricrearsi in quello successivo.
Forse poi, spostando lo sguardo dalla superficie del mare al cielo, soprattutto se c'è vento, potrete cogliere qualcosa di simile anche nell'aria: come piccoli lampi di luce che riempiono il cielo azzurro.
Immaginate di chiudere gli occhi e di restare in ascolto, dopo esservi calmati e concentrati portando la vostra attenzione al respiro; potrete forse allora, a un certo punto, avere la sensazione che tutto l'ambiente attorno a voi continui a essere permeato di quel vibrare e pulsare. E, se rimarrete a occhi chiusi abbastanza a lungo, potrete forse percepire come se anche il vostro corpo, perdendo in parte la solidità e la forma che siamo soliti attribuirgli, partecipasse a questa sorta di danza dell'Universo che ci circonda.
Ecco che allora i nostri confini con il mondo esterno divengono meno certi, o forse si dissolvono del tutto. Finché possiamo giungere a non percepirci più come entità distinta dall'ambiente che ci circonda e tutto prende a pulsare, frizzare e danzare.
C'è danza senza nessun danzatore.
Questo è sperimentare in modo diretto e concreto ciò che i cinesi antichi hanno chiamato Qi.
La parte inferiore dell'ideogramma è lo scintillio che vediamo riflettersi sull'acqua grazie al brillare del sole: è l'esplosione della vita che, affinché non divenga distruttiva, necessita di un contenimento, che gli è dato dalla parte inferiore destra dell'ideogramma, grazie alla quale la potenziale esplosione diviene movimento.
Ecco i due aspetti della vita: il movimento e il suo contenimento.
Franco Bottalo
Scritto da ENZOANTO alle 08:32 in: non solo shiatsu
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lunedì, 16 giugno 2008|Dai il meglio di te

Le formiche sanno bene quanto sia importante fare "gioco di squadra".
Dall’impegno di ognuna dipende la sopravvivenza dell’intera specie.
Sonia
Scritto da ENZOANTO alle 11:22 in: non solo shiatsu
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venerdì, 13 giugno 2008|ACQUA
Il 60% del peso corporeo è rappresentato dall'acqua. Questa percentuale è superiore nell'infanzia e diminuisce con l'avanzare dell'età e con l'aumento dei depositi adiposi. L'acqua è il solvente fondamentale per tutti i prodotti della digestione, regola il volume cellulare, la temperatura corporea, è essenziale per eliminare dall'organismo tutte le scorie metaboliche e permette il trasporto dei nutrienti.
Fonti alimentari
All'acqua che introduciamo con alimenti e bevande occorre aggiungere circa 350 ml prodotti ogni giorno dalla respirazione cellulare.
Fabbisogno
Non è possibile stabilire per l'acqua un fabbisogno giornaliero in quanto la necessità varia con clima, età, dieta e attività.
Un apporto giornaliero di acqua compreso fra 1 ml/Kcal e 1,5 ml/Kcal di energia spesa nell'adulto permette di bilanciare le perdite e di rendere il carico dei soluti tollerabile per i reni. Soprattutto nel bambino occorre controllare che si abbia un apporto di 1,5 ml/kcal di energia spesa, essendo maggiore la quantità d'acqua per unità di peso e minore la capacità renale. Anche gravidanza ed allattamento comportano un maggiore fabbisogno di acqua.
Carenza
Perdite di acqua si hanno fisiologicamente con respirazione, sudorazione, minzione; patologicamente con vomito e diarrea. La disidratazione può determinare scompensi che vanno dai crampi alle allucinazioni e alla perdita di coscienza. Riduzioni idriche per il 20% del peso corporeo sono incompatibili con la vita; al contrario, un eccesso di contenuto idrico corporeo può dare sintomi neurologici.
Come è distribuita l'acqua nell'organismo
L'acqua totale corporea è situata principalmente all'interno delle cellule e forma il liquido intracellulare; la parte che costituisce il liquido extracellulare comprende il fluido interstiziale, il plasma, la linfa e il liquido transcellulare. L'invecchiamento determina una diminuzione dell'acqua totale corporea, mentre in alcune patologie (cirrosi epatica, scompenso cardiaco, sindrome nefrosica) l'acqua totale corporea e si modifica il rapporto fra liquido intra ed extracellulare. L'equilibrio fra il volume dell'acqua in entrata e quello in uscita è regolato dal centro della sete dell'ipotalamo tramite l'ormone antidiuretico che agisce sull'assorbimento renale.
Fonte: Benessere
Scritto da ENZOANTO alle 09:41 in: non solo shiatsu
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mercoledì, 11 giugno 2008|Corpi
Il corpo parla e lo fa in modo molto più eloquente delle parole che usiamo per descrivere i nostri pensieri. Anzi, quando vorremmo nasconderci dietro un fitto manto di discorsi, i nostri gesti, il tono della voce, i movimenti oculari mettono a nudo pensieri ed emozioni senza chiederne il permesso.
Il linguaggio del corpo, conosciuto e studiato sotto l'etichetta di "comunicazione non verbale", ha un peso decisivo in tutti gli scambi comunicativi. Si stima che il corpo sia determinante in almeno il 70% (fino al 90%) del messaggio trasmesso. Le parole, dunque, rappresentano solo una piccolissima fetta della comunicazione che si alimenta, in gran parte, di cose non dette, di respirazione, di tatto, di toni di voce e gestualità.
Le forme espressive del corpo vivono di vita propria e si attivano, quasi sempre, al fuori del controllo cosciente. Quando proviamo un'emozione all'incontro con una persona, il corpo manifesta quello che sente con la scelta di una postura, di una distanza, di un colore della pelle. I segnali partono dal nostro corpo e sono interpretati dal cervello di chi li riceve in modo del tutto inconscio. Questo processo circolare costruisce la cornice di senso che accoglie la conversazione fatta di parole. Capire i meccanismi che regolano la comunicazione non verbale significa, dunque, entrare nel cuore del comunicare, aprire la strada a quel mondo sconosciuto di messaggi che sono al di là della nostra sfera di conoscenze consapevoli.
Un primo passo da fare, per usare bene il linguaggio del corpo, è capire cosa vogliono dire le persone che parlano con noi. La programmazione neuro-linguistca, su questo tema, ha sviluppato il concetto di mirroring (rispecchiamento). Il mirroring consiste nel rispecchiare, ovvero nel ripetere e far proprio il linguaggio non verbale (e verbale) dell'interlocutore. Quando sentiamo di essere in perfetta sintonia con l'altro, allora significa che si è attivato un rispecchiamento e, con esso, la sensazione e la convinzione di essere simili crescono in modo esponenziale. Talvolta, accade di sentire una naturale ed istintiva affinità con un apersona, perchè ci si percepisce come "simili", "affini", "sulla stessa lunghezza d'onda": ecco che è all'opera il rispecchiamento! La sensazione di essere simili, spesso, significa solo che si comunica in modo efficace, ma non è detto ci sia, di fondo, un'affinità di idee o di sentimenti condivisi. Per contro, sarebbe impossibile un'autentica condivisione di pensieri e di emozioni senza passare per il rispecchiamento. Gli uomini, come tutti gli animali, prima di mettersi in gioco hanno bisogno di "annusarsi" e di riconoscere nell'altro l'appartenenza alla stessa tribù.
di Linda Scotti
Scritto da ENZOANTO alle 14:42 in: non solo shiatsu
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lunedì, 09 giugno 2008|PREMIO 10 E LODE

Sono davvero molto sorpreso e contento di ricevere tutti questi riconoscimenti.
Per uno come me che muove i suoi primi passi nel mondo del blog è un grande incoraggiamento.
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Il Premio 10 e Lode mi è stato assegnato sia da TROSSI che da BEBA. Grazie di cuore per il vostro affetto.
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Che cos'è questo premio?; (oramai lo consocono quasi tutti nel ns mondo) cmq "Dieci e lode" è un premio, un certificato, un attestato di stima e gradimento per ciò che il premiato propone.
Come si assegna?: Chi ne ha ricevuto uno può assegnarne quanti ne vuole, ogni volta che vuole, come simbolo di stima a chiunque apprezzi in maniera particolare, con qualsiasi motivazione (è o non è abbastanza elastico e libero?!) sempre che il destinatario, colui o colei che assegna il premio o la motivazione non denotino valori negativi come l'istigazione al razzismo, alla violenza, alla pedofilia e cosacce del genere dalle quali il "Premio D eci e lode" si dissocia e con le quali non ha e non vuole mai avere niente a che fare.
Le regole:Esporre il logo del "Premio D eci e lode", che è il premio stesso, con la motivazione per cui lo si è ricevuto. E' un riconoscimento che indica il gradimento di una persona amica, per cui è di valore (sotto c'è il pratico "copia e incolla");
Inserire il regolamento;
Premiare almeno 1 blog - ma anche più di uno - aggiungendo la motivazione.
Queste regole sono obbligatorie soltanto la prima volta che si riceve il premio per permettere la sua diffusione, ricevendone più di uno non è necessario ripetere le procedure ogni volta, a meno che si desideri farlo. Ci si può limitare ad accantonare i propri premi in bacheca per mostrarli e potersi vantare di quanti se ne siano conquistati.Si ricorda che chi è stato già premiato una volta può assegnare tutti i "Premio D eci e lode" che vuole e quando vuole ( a parte il primo), anche a distanza di tempo, per sempre. Basterà dichiarare il blog a cui lo si vuole assegnare e la motivazione. Oltre che, naturalmente, mettere a disposizione il necessario link in caso che il destinatario non sia ancora stato premiato prima.
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Ora tocca a me.
Premio simbolicamente tutti coloro che ogni giorno con coraggio, affrontano le loro paure.
Questo premio invece desidero darlo a CARLA per averci colorato le giornate con le sue bellissime immagini.
Enzo
Scritto da ENZOANTO alle 20:15 in: non solo shiatsu
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